Rispetto per le donne: come insegnarlo ai nostri figli. E’ il tema, tristemente attuale, di cui parliamo questo mese , ogni giorno veniamo a conoscenza di episodi di discriminazione nei confronti delle donne, episodi molto gravi, in cui dalla discriminazione si può arrivare alla violenza, fisica e/o psicologica e purtroppo anche al femminicidio.

Genitorialmente | Rispetto per le donne: come insegnarlo ai nostri figli

Abbiamo iniziato a trattare questo argomento con l’articolo intitolato “Come insegnare il rispetto per le donne” da cui emergono tanti stimoli di riflessione e una domanda importantissima:

Rispetto per le donne: come insegnarlo ai nostri figli?

Il buon esempio è il primo insegnamento che i genitori possono dare ai figli, non è sufficiente parlare di alcuni temi se poi certi valori non sono confermati ogni giorno dal proprio comportamento. È quindi molto importante stare attenti a non mettere in atto condotte anche apparentemente banali ma che hanno un collegamento con la discriminazione sessuale. Per i figli e le figlie è prima di tutto importante vedere che in famiglia esiste la parità e che, quando ci sono una mamma e un papà, il rapporto tra loro è equilibrato e si basa sul rispetto e sul sostegno reciproco. Se si imparano in famiglia i valori improntati al rispetto e all’uguaglianza dei diritti e dei doveri, si crescerà facendo propri questi stessi valori.

Rispetto per le donne: come insegnarlo ai nostri figli – Esiste un’età in cui è meglio iniziare?

L’educazione alla parità e al rispetto di genere si fa da subito, sin da molto piccoli anche perché è durante l’infanzia che si gettano le basi per l’educazione emotiva e affettiva.

Ci sono delle ricerche che ci fanno riflettere sul fatto che ci si comporta in modo diverso con un neonato se lo si crede maschio o femmina, a dimostrarlo in modo particolarmente evidente è una serie di esperimenti conosciuti come “Baby x”. In questi esperimenti veniva mostrato a un campione di adulti un filmato che presentava le reazioni di un bambino di nove mesi davanti ad alcuni giocattoli. Dall’aspetto e dagli abiti del bimbo non era possibile capirne l’identità sessuale, ma ad alcuni partecipanti venne detto che il bimbo era un maschio di nome David e ad altri che era una femmina di nome Dana. Gli sperimentatori si resero presto conto che gli adulti interpretavano in modo diverso la stessa reazione del bambino/a, in funzione di quella che pensavano essere la sua identità sessuale. Ad esempio quando da una piccola scatola si attivava all’improvviso una suoneria il bambino scoppiava a piangere e questo comportamento veniva interpretato come paura da chi pensava di trovarsi di fronte a Dana e come rabbia da chi pensava di trovarsi di fronte a David.

È anche per questo che è fondamentale lavorare da subito sull’uguaglianza e sulla valorizzazione delle differenze che sono di solito individuali e non di genere. È importante insegnare ai propri figli e alle proprie figlie che non esiste il sesso debole o il secondo sesso e che le femmine sono forti quanto i maschi, così come i maschi sono sensibili quanto le femmine.

Rispetto per le donne: come insegnarlo ai nostri figli – cosa possono fare i genitori.

L’educazione dei figli e delle figlie deve essere improntata prima di tutto al rispetto di se stessi e degli altri e ai valori dell’uguaglianza e della parità dei diritti.

Se si impara a considerare se stessi e gli altri come persone ugualmente degne di rispetto, difficilmente si creeranno in futuro situazioni di disuguaglianza o violenza.

Per fare questo è fondamentale insegnare ai bambini  e alle bambine a riconoscere le proprie emozioni, dare loro un nome, per poi poterle gestire sia che siano emozioni piacevoli, sia che siano emozioni spiacevoli come la rabbia o la frustrazione. È infatti dimostrato che spesso alla base delle manifestazioni aggressive e violente sulle donne c’è una condizione di disagio che può essere riconducibile a emozioni bloccate e represse.

C’è assenza di empatia perché non si è capaci di contattare la propria sensibilità e di capire cosa sta succedendo a livello emotivo. Se si insegna ai figli e alle figlie che tutte le emozioni hanno la stessa dignità e tutte possono essere espresse, si avranno adolescenti e poi adulti capaci di esprimere ciò che sentono senza vergogna  e che saranno capaci di riconoscere e contenere le proprie emozioni senza mai sovrastare o farsi sovrastare dagli altri.

Rispetto per le donne: come insegnarlo ai nostri figli – Gli stereotipi.

Un altro aspetto importantissimo è il lavorare sugli stereotipi di genere, ovvero tutte quelle aspettative consolidate su ciò che una bambina o un bambino prima e poi una donna o un uomo, devono fare in base alla propria appartenenza biologica. Un sistema di aspettative che non sempre coincide con ciò che le persone vorrebbero essere e fare, e che possono addirittura ostacolare una realizzazione di sé basata sulla consapevolezza delle proprie risorse e delle proprie potenzialità.

Lavorare sugli stereotipi di genere non significa annullare le diversità di genere fino ad appiattirle e rendere identiche tutte le persone, ma significa piuttosto partire dal presupposto che non esistono qualità maschili o femminili ma solo qualità umane, indipendenti dall’appartenenza biologica.

Questo significa anche gettare le basi per un’educazione alla diversità che può portare le nuove generazioni alla valorizzazione delle differenze individuali e quindi all’integrazione di tutti i tipi di diversità, superando le diverse forme di disuguaglianza ed evitando che un giorno le disuguaglianze di genere diventino disuguaglianze sociali, nel lavoro retribuito e nella vita privata.

Questo può essere fatto prestando attenzione anche al linguaggio che viene usato in casa: non ci sono “cose da femmina” e “cose da maschio”, ma solo cose che piacciono e cose che non piacciono o cose che si possono fare per piacere o per dovere indipendentemente dal sesso biologico di appartenenza.

Per cui, se si decide di coinvolgere i figli nelle attività domestiche, lo si deve fare sia con i maschi che con le femmine, si devono lasciare i figli e le figlie liberi di giocare con tutti i giochi possibili, senza etichettare, come ancora spesso avviene, le bambole come giochi da femmina e i giochi di movimento o di forza come giochi da maschio.


Rispetto per le donne: come insegnarlo ai nostri figli – I libri.

Un aiuto prezioso per costruire narrazioni differenti arriva dai LIBRI, si può scegliere di raccontare storie diverse da quelle che vediamo nelle fiabe tradizionali, dove i personaggi femminili sono fragili donzelle/principesse da salvare e i personaggi maschili sono eroici, principi o temibili orchi.

Si possono raccontare ai figli e alle figlie delle storie nei quali i ruoli si invertono e anche i personaggi femminili possono essere delle eroine capaci di superare da sole le difficoltà, come “La principessa salvata dai libri”[1] o storie in cui si può scegliere di fare a meno di un maschile che vede la donna come colei che deve svolgere i lavori di cura e domestici, come “Biancaneve e i 77 nani”[2] . Storie in cui le protagoniste femminili si liberano dell’idea di dover essere delicate e di rosa vestite e ambiscono a fare ciò che fanno i maschi come in “Rosaconfetto”[3].

Storie in cui i personaggi maschili possono essere eroici anche se sono dolci e sensibili e preferiscono la cucina al baseball, come ne “Il bell’anatroccolo”[4], che da degli ottimi spunti anche per parlare di bullismo. Storie in cui un bambino che ha tanti giochi bellissimi come un pallone da basket e un trenino, si ritrova a chiedere l’aiuto della nonna per avere anche una bambola da cullare per esercitarsi a diventare un bravo papà, come in “Una bambola per Alberto”[5]. Ci sono poi le “Storie della buonanotte per bambine ribelli”[6] che narrano le vite e le avventure di donne importanti per la storia, lo sport, la letteratura, storie che dovrebbero leggere tutti, non solo le bambine ma anche i bambini insieme ai genitori.

E QUANDO I FIGLI SARANNO PIÙ GRANDI COSA SI PUÒ FARE?

Se saranno state gettate buone basi sarà naturale riuscire ad affrontare anche temi più complessi come quelli della violenza subita dalle donne. In questa fase è importante aiutare sia i figli che le figlie a capire il punto di vista delle donne che hanno subito una violenza fisica o psicologica, si possono ascoltare o leggere insieme le loro storie in modo da empatizzare con loro.

È importante parlare di questi temi e non lasciarli scorrere come notizie come tante altre nei telegiornali, parlare è l’occasione di capire, di analizzare, di esprimere le proprie emozioni di rabbia, frustrazione, paura, che altrimenti restano dentro, in una palla informe di cui non si sa che fare.

Col dialogo e con l’informazione si può costruire il cambiamento e arrivare a superare l’oggettivazione del corpo femminile e la sudditanza rispetto al maschile. Per poterlo fare bisogna però essere in grado per primi di parlare delle proprie emozioni e di liberarsi da terribili preconcetti come quelli che ancora oggi vediamo in certa stampa inquietante e purtroppo anche in alcune sentenze dei giudici. Non devono più essere ammesse frasi come “Se l’è cercata ad uscire di notte da sola”, o “Però anche lei era troppo scollata e con quella minigonna…” o “Beh però aveva bevuto…”, o “Pena dimezzata per tempesta emotiva” o  ancora “È troppo brutta quindi non può essere stupro”.

Insegniamo alle ragazze e ai ragazzi che si può dire di no e che, anche quando si dice di si, si ha il diritto di cambiare idea in qualsiasi momento e questo diritto è sacrosanto e deve sempre essere rispettato.

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psynerghia – Psicologia e Relazioni

  Photo by Sydney Sims on Unsplash


[1] La principessa salvata dai libri,  Wendy Meddour, Lo stampatello

[2] Biancaneve e i 77 nani, Davide Calì, Raphaelle Barbanegre, EDT Giralangolo

[3] Rosaconfetto, Adela Turin, Motta Junior

[4] Il bell’anatroccolo, Harvey Fierstein , Lo stampatello

[5] Una bambola per Alberto, Charlotte Dolotow e Clothilde Delacroix, EDT Giralangolo

[6] Storie della buonanotte per bambine ribelli, Francesca Cavallo, Elena Favilli, Mondadori

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