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Esiste il figlio preferito? I genitori e le differenze tra i figli. Le risposte delle psicologhe

Prosegue la collaborazione con il blog Psyblog e questo mese il tema di cui ci occupiamo è il seguente

Differenze tra i figli. La risposta delle psicologhe

Differenze tra i figli. Risposte dell'esperto | Genitorialmente

Differenze tra i figli. Risposte dell’esperto | Genitorialmente

Dal blog Genitorialmente ci chiedono se, nonostante quanto i genitori dicano sempre, ci sia per loro un figlio prediletto.

Possiamo essere certi che se si chiede a un genitore se ha delle preferenze tra i suoi figli, quasi certamente ci risponderà di no. Per i genitori i figli sono tutti uguali!!!

Differenze tra i figli – Ma quale è la percezione dei figli?

Ognuno di noi, come figlio, ha pensato in qualche momento della vita che i propri genitori abbiano avuto delle preferenze, verso noi stessi o, ove ci siano, per i nostri fratelli e sorelle.

È il gioco delle parti e anche il frutto di una visione più moderna delle famiglie: nella visione contemporanea delle relazioni familiari è infatti impensabile e considerato fortemente scorretto che un genitore abbia un figlio prediletto. In passato, come ben rappresentato sin dalla tradizione biblica, le cose erano viste in modo differente. Basti pensare alla richiesta fatta da Dio ad Abramo di fare sacrificare Isacco proprio perché è il preferito.

Differenze tra i figli – La verità dei genitori

Secondo una ricerca dell’università della California, il 70% dei genitori ammette, seppur con difficoltà, di avere una preferenza per uno dei figli, che spesso è il primogenito, anche se non sempre la motivazione è così semplice. Il figlio che riceve maggiori attenzioni potrebbe anche essere il più fragile o quello più problematico o magari quello che viene percepito come più simile a sé …

La questione è a nostro avviso più complessa e dipende dal fatto che tra genitori e figli si costruiscono delle relazioni tra individui differenti, con personalità proprie. 

Un po’ come diceva la mamma di Manu quando lei le chiedeva come mai preferisse suo fratello a lei:

 “Tuo fratello ha bisogno di cose differenti da te, è meno indipendente di te, quindi è giusto che a lui dia cose diverse”.

Questa risposta però a Manu non bastava e forse sembrerà molto semplice, fin troppo, a chi ci legge.

Differenze tra i figli – Ogni bambino nasce in contesti differenti

E allora proviamo a spiegare meglio ciò che accade e le variabili che entrano in gioco in una situazione come questa.

Ogni bambino nasce in momenti di vita differenti per la coppia e per i singoli genitori, in momenti diversi si hanno aspettative ed emozioni differenti. Sono differenti le gravidanze che le madri portano avanti e il modo in cui madri e padri le vivono dal punto di vista fisico e psicologico.

La nascita di un figlio si inserisce in tutti gli altri eventi che accompagnano il ciclo di vita della famiglia e, pur essendo un lieto evento, può accadere in concomitanza di un momento di sofferenza, come un lutto o la malattia di una persona cara. Inoltre la gravidanza può essere cercata o arrivare “a sorpresa”. Un figlio può arrivare appena si inizia a cercarlo o dopo tanti anni di tentativi e aspettative deluse. Può arrivare dopo un periodo di temporanea infertilità o dopo delle interruzioni di gravidanza.

Differenze tra i figli – Il passato che torna nel presente

Diventare genitori porta sempre i partner a confrontarsi con il proprio essere stati figli, con gli errori che non si vogliono ripetere e con le cose positive che si vogliono trasmettere. Questo vale sia individualmente che come coppia, visto che i due partner dovranno anche confrontarsi sulle percezioni individuali per trovare un modo comune di crescere i figli, anche partendo da rappresentazioni molto differenti.

Ogni figlio ha inoltre caratteristiche proprie, può essere percepito come più facile o più complesso da gestire, come più simile a sé o al partner, o magari a qualche altro membro della famiglia con il quale si sono avute relazioni particolarmente significative, nel bene e nel male.

Differenze tra i figli – Esiste la preferenza per il figlio dello stesso sesso?

La rappresentazione più classica è quella che vede le preferenze trovare un senso nell’ordine di genitura o nel sesso biologico di appartenenza e allora avremo il primogenito come il preferito, o il figlio maschio che trasmetterà il cognome del padre, oppure il più piccolo che sarà il cucciolo di casa o magari il bastone della vecchiaia. Ma che dire allora della sindrome del figlio di mezzo? Quello che non è il primogenito che ha reso per la prima volta tali i suoi genitori, né il cucciolo piccolino da proteggere. Quello che deve confrontarsi con il più grande da cui prendere esempio ed ereditarne i giochi e i vestiti e con il più piccolo che arriva a detronizzarlo e di cui magari dovrà occuparsi.

Le cose nelle relazioni familiari non sono mai lineari, ma sempre condizionate dalla prospettiva dalla quale le si guarda.

Differenze tra i figli – E’ preferito il maggiore o il minore? 

Per tale motivo, se il primogenito sarà visto dai fratelli minori come il principe ereditario, lui potrebbe invece sentire troppo il senso di responsabilità dell’essere il più grande e quindi quello con cui inevitabilmente confrontarsi, quello che dovrà tollerare i capricci dei più piccoli, passare anche i suoi giochi più cari perché non si può essere egoisti con i fratelli e così via…

Il più piccolo sarà visto dagli altri come quello più coccolato e viziato ma probabilmente percepirà se stesso come uno che deve sempre confrontarsi con i pilastri rappresentati dai fratelli maggiori, magari più bravi a scuola e quasi sempre più responsabili. E l’idea del bastone della vecchiaia di cui scritto sopra potrebbe essere vista in modo positivo dai genitori ma rappresentare un enorme carico psicologico per lui.

Insomma, a seconda del punto di vista da cui guardiamo le cose, le stesse cambiano e diventano positive o negative per i figli e per i genitori.

Differenze tra i figli – I genitori non si comportano in modo identico

Una cosa certa è che i genitori non si comportano in modo identico con i figli e questo avviene non perché ci siano delle preferenze, ma perché sono diversi i figli, diverse le relazioni con loro; diverso il tipo di attaccamento, la modalità di esprimere l’affetto, il tipo di attenzioni che vengono date loro. Differenze che in genere sono più qualitative che quantitative.

Insomma se ci sono delle preferenze non sono certo volontarie, ma magari legate a una o più delle variabili sopraelencate.

Certo è che se i figli percepiranno queste differenze come preferenze, ci saranno delle invidie e conflittualità tra fratelli, realtà sempre esistite e che in genere si appianano in età adulta, quando la relazione tra fratelli diventa consapevolmente la più importante e duratura per ognuno di loro.

Per dirla con le parole di Manu “Avere un fratello o una sorella è una ricchezza, non sarai mai sola, il sentimento che lega due fratelli non è paragonabile a nient’altro, come si dice, è un legame di sangue.”

Manu riporta anche la bellissima frase di una sua amica “Quando hai due figli  l’amore non si divide, si moltiplica”, ed è vero, anzi è molto di più: avere due figli è bello e profondo più del doppio.

Noi ci troviamo d’accordo con l’amica di Manu.

Per usare le parole di Carl Whitaker, siamo certe che la cosa simpatica dell’amore è che non è come il sapone, non lo consumi. Somiglia più ai muscoli: più impari ad amare, più riesci ad amare”.

Ci viene in mente la storia di Gianni e Francesco, due fratelli che sono cresciuti con la convinzione di essere uno il preferito del padre e l’altro della madre. La loro storia familiare è piuttosto complicata, dopo la nascita di Gianni la madre vive una brutta depressione post partum e ad occuparsi del bimbo sarà soprattutto il padre con il quale si crea un legame fortissimo, intenso ed emotivamente carico in cui il bambino trova ciò che la madre non riesce a dargli, ma anche il padre trova grande gratificazione e riconoscimento in questo figlio che sembra somigliargli così tanto.

Francesco arriva diversi anni dopo, la madre sta apparentemente meglio e riesce a gestire in modo differente la situazione, tenendo il piccolo sempre con sé e costruendo con lui un legame molto forte, a tratti simbiotico. La madre vede Francesco come molto più simile a sé rispetto a Gianni. Francesco ama stare con lei e sembra capire la sua sofferenza, a differenza di Gianni che esprime insofferenza verso le modalità depressive della madre.

Ad una visione superficiale anche noi potremmo forse dire che è proprio così come appare: Gianni è il figlio preferito del padre e Francesco della madre.

Ma se analizziamo il contesto relazionale così come descritto, ce la sentiamo ancora di abbracciare questa visione? O non si tratta invece di considerare una visione delle relazioni familiari come più complessa e meno lineare di quanto avviene ad un primo sguardo?

Differenze tra i figli – Esiste il comportamento uguale con entrambi i figli?

Manu ci chiede se sia possibile comportarsi in modo identico con i figli e la nostra risposta è no: è inevitabile costruire relazioni differenti a seconda della situazione, delle caratteristiche, del momento in cui nascono di cosa accadeva nella vita dei genitori in quel periodo, di come stavamo, di come sarà la gravidanza e i primi mesi di vita. Di come sarà la relazione di coppia in tutte le fasi e le relazioni con le famiglie d’origine e di come saranno quei bambini, tutti figli degli stessi genitori, ma non per questo uguali.

Anche le regole quando i figli crescono possono essere adeguate alle caratteristiche degli stessi. Il nostro consiglio è quello di avere un po’ di flessibilità: avere delle regole fondamentali che sono uguali per tutti perché rappresentative di valori familiari fondanti e altre che possono essere modificate con flessibilità a seconda della situazione, non temendo le accuse di ingiustizia e trattamento differenti da parte dei figli, che ci saranno sempre e comunque.

Differenze tra i figli – Meglio il maschio o la femmina?

Crediamo che anche le differenze figlio maschio figlia femmina entrino nell’analisi complessa fatta sopra: non si tratta mai di preferire un figlio solo per il sesso, ma di capire cosa rappresenta, che quel figlio sia maschio o femmina.

Vi raccontiamo in proposito la storia della mamma di una di noi (Maria Grazia) nata quinta figlia femmina nel 1945, quando i suoi genitori cercavano finalmente il maschio … e invece che smacco! In famiglia si racconta che quando la mamma ha saputo che era nata ancora una volta una femmina l’ha inizialmente rifiutata ed è stato il padre a prenderla in braccio a darle uno straccetto intriso di miele da succhiare.

Per la cronaca, il maschio è arrivato un paio d’anni dopo per la gioia dei genitori.

Questa storia ad un primo sguardo potrebbe sembrare la conferma del fatto che esista un figlio preferito anche in base al sesso; ma ancora una volta, se la contestualizziamo, vedremo che le cose non sono così semplici e nette. Bisogna pensare al contesto in cui tutto questo avveniva: un piccolo paese nell’interno della Sardegna, persone molto povere che vivevano della vita della campagna, genitori che non avevano studiato e che non hanno poi potuto fare studiare le figlie maggiori nemmeno alle scuole elementari. I figli rappresentavano la forza lavoro e il futuro sostentamento della famiglia. Un figlio maschio rappresentava la possibilità di braccia forti e contemporaneamente, a livello simbolico, colui che avrebbe permesso al cognome paterno di andare avanti per un’altra generazione.

Concludiamo dunque ribadendo che per essere genitori efficaci non serve cercare di comportasi in modo identico con i figli; è molto più produttivo concentrarsi sui bisogni di ogni figlio e rispondere a questi con i propri mezzi e le proprie modalità, rispettando le individualità di ciascuno.

Se sono infatti noti gli effetti negativi che vive il cosiddetto figlio sfavorito, non è detto che il presunto preferito se la passi meglio. Essere il prediletto può voler infatti dire che si è investiti di aspettative troppo elevate o che si va incontro ad una adultizzazione precoce di cui prima o poi si paga lo scotto.

Se credi che questo articolo possa aiutare altri genitori, per riflettere sulle loro paure e sui loro dubbi condividilo con loro.

Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

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1 Commento su "Esiste il figlio preferito? I genitori e le differenze tra i figli. Le risposte delle psicologhe"

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monica
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Argomento molto complesso

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