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Cosa è la trasfusione feto fetale nei gemelli. A noi è successo

Cosa è la trasfusione feto fetale nei gemelli. A noi è successo | Genitorialmente

Cosa è la trasfusione feto fetale nei gemelli. A noi è successo | Genitorialmente

Piccolo A e piccolo G sono gemelli monozigoti e, fin dalla prima ecografia, ci hanno anticipato che molto probabilmente questo avrebbe significato una gravidanza abbastanza difficile, ma allora non sapevamo ancora cosa è la trasfusione feto fetale.

Tra le varie possibili complicazioni avrebbe potuto esserci la sindrome di trasfusione feto fetale (twin to twin transfusion syndrome).
Come spesso capita quando ti anticipano la possibilità di avere complicazioni si innesca il consueto meccanismo di autodifesa che ti porta a pensare che tutto ciò a te non succederà.
Invece alla 19-esima settimana, siamo andati a fare una delle solite ecografie di controllo, che per le gravidanze gemellari sono un po’ più frequenti, ed è accaduto quello che credevo fosse impossibile. Improvvisamente lo sguardo della dottoressa che stava eseguendo l’ecografia è diventato serio e con un finto sorriso ha detto, che andava tutto bene e che voleva solo confrontarsi con il suo responsabile.

Ovviamente è stato subito chiaro che non andava per nulla bene.

Dopo il primario è arrivato anche un altro medico che ha voluto rifare l’ecografia e ci ha annunciato che era in corso una trasfusione feto fetale (twin to twin transfusion syndrome).
Ma cosa è la trasfusione feto fetale? In parole molto molto semplici e sicuramente senza nessuna pretesa di essere una definizione medica, è un malfunzionamento improvviso dello scambio di sangue che normalmente avviene nei gemelli monozigoti.

Di solito i gemelli monozigoti hanno un’unica placenta e tramite questa si scambiano del sangue tra loro, quando inizia la trasfusione feto fetale tramite questi vasi sanguigni di comunicazione tra i due gemelli, il sangue viene passato in un’unica direzione da un gemello all’altro.

In sostanza un gemello “dona” tutta l’alimentazione che riceve all’altro e per questo motivo, è detto gemello donatore; il bambino che riceve tutto il nutrimento è detto ricevente.

Questa situazione è molto complicata, infatti, il donatore non riceve sufficiente sangue per essere alimentato e per crescere, non ricevendo più alimentazione non fa più pipì e il suo sacco si prosciuga. In pratica, piccola A che era il nostro donatore a sole 48 ore dalla prima ecografia che aveva evidenziato il problema, era già senza liquido amniotico e non aveva più la forza di muoversi.
Il gemello ricevente è ancora più a rischio del donatore; il suo cuore viene sottoposto ad uno sforzo enorme, la quantità di liquido amniotico è sproporzionata e crea un’eccessiva pressione sul cervello del bambino.

Con noi, i medici sono stati estremamente chiari, era una complicanza non trascurabile, e anche se la gravidanza fosse proseguita, non era detto che sarebbe stato senza conseguenze per i bambini: in quel momento abbiamo cominciato a capire cosa è la trasfusione feto fetale.

Il nostro quadro clinico non consentiva di tentare altre strade, occorreva un intervento chirurgico fetale. Così dopo soli 7 giorni dalla prima drammatica ecografica mi hanno sottoposto alla bicorializzazione della placenta.

Com’è facilmente intuibile, gli interventi chirurgici fetali sono abbastanza complessi e non senza rischi. Nel nostro caso entrando nel sacco amniotico di piccolo G, il ricevente, con il laser hanno interrotto i vasi sanguigni che portavano il sangue da piccolo A a piccolo G, senza interrompere i vasi che portavano il nutrimento a ciascuno dei due bambini. Sicuramente questa non è la descrizione corretta da un punto di vista medico dell’operazione, ma è quanto ci hanno spiegato, per noi, in realtà, si tratta è un vero miracolo.

Già 24 ore dopo l’intervento, dall’ecografia si è visto che piccolo A ha ricominciato a fare pipì e a muoversi, vedendo uno delle sue minuscole dita, fare un impercettibile movimento, io mi sono messa a piangere e ridere contemporaneamente.

Da quel giorno, fino alla nascita, abbiamo fatto circa tre ecografie a settimana e io avevo l’obbligo di assoluto riposo.

Alla 24-esima settimana, la risonanza magnetica fetale ci ha un po’ tranquillizzati, indicando che non sembravano esserci conseguenze per i bambini.
Quando alla 30-esima settimana si sono rotte le acque, mi sono quasi sentita sollevata, anche se sapevo che la prematurità non è priva di complicazione, ma di questo ho già parlato nel post sulla marsupio terapia e sull’allattamento dei prematuri.

Genitori - Manu e Flavia | Genitorialmente

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