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Gravidanza a rischio: la grande paura e la speranza

Gravidanza a rischio|Genitorialmente

La gravidanza è un momento unico e magico, per me è stato un lungo periodo di ansia perché la mia è stata una gravidanza a rischio.

Ho avuto la sensazione di essere incinta ancor prima di constatare il ritardo del ciclo, poi il test ha confermato le mie sensazioni.

Tutto procedeva bene, fino a quando non sono iniziati dei “dolorini” al basso ventre, io non mi ero preoccupata, credevo fosse normale avere dei disturbi: ero incinta e quindi non ci badai.

Durante una visita di controllo ne parlai con la mia ginecologa che mi disse che si trattava di contrazioni, il giorno dopo avrei dovuto stare attenta a quanto mi duravano. Così feci e mi resi conto che quei dolorini mi accompagnavamo tutto il giorno, quando lo riferii alla ginecologa il suo responso fu glaciale: riposo totale.

Quando mi era capitato di sentire i racconti di altre mamme che hanno dovuto affrontare una gravidanza a rischio ho sempre pensato che io non ce l’avrei mai fatta. Ed ecco che capita a me, io che lavoravo 11 ore al giorno e che non ero mai ferma.

Invece ecco che tutto cambia, è come se fossi stata catapultata di colpo in un’altra dimensione, dove le regole erano cambiate. Sentivo in me il peso della responsabilità della mia creatura, tutto sarebbe dipeso dai miei comportamenti, non potevo fare errori.

La mia ginecologa mi disse

“Devi stare attenta, perché se incomincia il travaglio non c’è niente che possa fermarlo”.

La mia vita cambiò. 

Trascorrevo l’intera giornata sdraiata sul divano con le gambe in alto per controllare le contrazioni, ero talmente all’inizio della gravidanza che la mia non si poteva ancora definire “gravidanza a rischio”, troppo presto, infatti la diagnosi fu: malattia. 
La gravidanza a rischio iniziò dopo due settimane. Io che ho sempre odiato i farmaci, invece ho dovuto iniziare a fare iniezioni di ormoni e successivamente a prendere pastiglie.

Iniziarono i controlli. La prima ecografia di controllo constatò l’inizio del distacco della placenta, ero tra il terzo e il quarto mese. Mi spiegarono che la placenta non si può riattaccare, l’unica cosa che si poteva sperare era che questo distacco si arrestasse.

Ma perchè? Perché? Ero disperata. Io ero stata a riposo, stavo tutto il giorno sdraiata, mi imbottivo di farmaci, ma le cose non miglioravano. Non mi rimaneva altro che aspettare l’ecografia successiva.

Vivevo momenti di speranza alternati a momenti di grande sconforto. Cosa mi diranno al controllo successivo?

Mi dissero, che tutto andava bene. Ero totalmente incredula, e il distacco della placenta? La dottoressa mi disse che non c’era mai stato alcun distacco di placenta, ora non si vedeva nulla, probabilmente c’era stato una diagnosi errata durante la precedente ecografia.

Io non capivo più nulla, però tornai a sperare, ora dovevo “solo” gestire le contrazioni che non mi avevamo mai abbandonato. Continuai con i controlli, le ecografie andavano tutte bene. Io iniziavo a crederci un po’ di più, ma la frase della mia ginecologa “Se incomincia il travaglio non c’è niente che possa fermarlo” rimbalzava nella mia testa tutti i giorni. 

Ogni giorno che passava era un giorno conquistato, finalmente ero arrivata al sesto mese, ora se anche fosse nato o nata (non abbiamo mai voluto conoscere il sesso) ce l’avrebbe fatta.

La ginecologa mi permise di uscire da casa ogni tanto, e durante i mie brevi giretti quando vedevo dei bambini dentro di me mi chiedevo “Ma se il mondo è pieno di bambini, perché io non ci riesco? Ce la devo fare”. 

All’inizio dell’ottavo mese, mi sospesero tutte le medicine, ora il rischio di un travaglio anticipato non faceva più così paura.

Il travagliò incominciò alla 40^ settimana +2.

Nacque la mia bellissima principessa ed io diventai MAMMA… finalmente.

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