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Il bambino non è un piccolo adulto: parliamo di medicine per bambini

Genitorialmente|Il bambino non è un piccolo adulto

Recentemente ho visto in televisione una campagna pubblicitaria dedicata alle medicine per bambini. Che pubblicità strana, mi sono detta, perché questa pubblicità? Mi sembra talmente ovvio che ai bambini devono essere somministrate medicine per bambini…

Così ho fatto qualche ricerca e quello che è emerso è che L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha l’obiettivo di realizzare una Campagna di comunicazione sull’impiego delle medicine in età pediatrica in quanto molto spesso vengono impiegati nei bambini medicinali in realtà autorizzati per l’età adulta, ma a dosaggi inferiori.

In pratica si considera il bambino come un piccolo adulto.

Il target a cui si rivolge la Campagna di comunicazione dell’ AIFA è la popolazione generale, con un’attenzione particolare alle giovani famiglie e soprattutto alle mamme, riconosciuto quale principale responsabile della somministrazione di medicine  all’interno del nucleo familiare.

I messaggi della campagna di comunicazione dell’AIFA sono i seguenti:

1. Il bambino NON è un piccolo adulto
Un concetto importante da diffondere, che si pone l’obiettivo di sviluppare una maggiore consapevolezza sugli errori commessi durante la somministrazione di medicine ai bambini quale, ad esempio, la riduzione delle dosi di un medicinale comunemente utilizzato per adulti, arbitrariamente ritarate in base al peso corporeo e all’età del bambino.

2 – Lattanti e adolescenti: età diverse, medicine e dosi diversi
E’ importante tenere presente i tempi di metabolizzazione per l’assunzione di una medicina.
I lattanti, per un processo di crescita accelerato, presentano tempi di metabolizzazione molto rapidi, gli adolescenti invece necessitano di dosaggi attenti e misurati in relazione ai processi metabolici legati allo sviluppo puberale

3 – Studi sulle medicine in età pediatrica:
Il valore della ricerca a vantaggio dei piccoli pazienti
Nonostante negli ultimi quarant’anni siano stati fatti passi da gigante dalla ricerca farmacologica, il problema pratico della disponibilità di medicine adatte ai bambini non è ancora stato risolto.
A tutt’oggi la percentuale di medicine per l’età pediatrica su cui sono state effettuate sperimentazioni è ancora inferiore al 50%: ciò significa un utilizzo con dosaggi, indicazioni e formulazioni non specificamente provate per l’età pediatrica

La partecipazione volontaria di bambini e adolescenti agli studi clinici contribuisce a colmare la mancanza di dati, permettendo così lo sviluppo di medicine, sempre più a misura di bambino

Qualche anno fa mi è stato chiesto di far rientrare le mie figlie in uno studio clinico che valutava la risposta immunitaria a due differenti tipi di vaccini. Abbiamo chiesto tutte le informazione e tutte le tutele del caso, la profonda fiducia che nutrivamo nel medico che ce l’ha proposto ci ha fatto decidere di aderire a questo studio clinico.

Oltre alle iniezioni del vaccino, le mie bimbe dovevano sottoporsi a 2 prelievi di sangue, ma io ho spiegato loro che questo avrebbe permesso di sviluppare una nuova medicina che permetteva di guarire meglio bambini come loro.

Come al solito i bambini ci stupiscono positivamente, si sentivano orgogliose di quello che stavano facendo e anche l’ago non ha fatto più paura.

Ciao

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